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Il Volo

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Da una linea forte nasce una debole e da una linea debole una forte.

Aleksander Platz, a summer night



Aleksander Platz

Inserito originariamente da volo_della_notte


A Dog



Dog

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Berlin’s Park in July



Berlin’s Park

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The fountain was a good place for the dogs

Pendule de Foucault

“Vede Casaubon, non si scappa mai in linea retta. Sull’esempio dei Savoia a Torino, Napoleone III ha fatto sventrare Parigi trasformandola in una rete di boulevard, che tutti ammiriamo come capolavoro di sapienza urbanistica. Ma le strade dritte servono a controllare meglio le folle in rivolta. Quando si può, vedi i Champs Elysèes, anche le vie laterali debbono essere larghe e dritte. Quando non si è potuto, come nelle stradette del Quartiere Latino, allora è lì che il maggio ‘68 ha dato il meglio di sé. Quando si scappa si entra nelle viuzze. Nessuna forza pubblica può controllarle tutte, e anche i poliziotti hanno paura di penetrarvi in gruppi isolati. Se ne incontri due da soli, hanno più paura di te, e per comune accordo vi mettete a scappare in direzioni opposte. Quando si partecipa a un raduno di massa, se non si conosce bene la zona il giorno prima si fa una ricognizione dei luoghi, e poi ci si colloca all’angolo da dove si dipartono le strade piccole.”

[...]

Pendolo di Foucault

“Pim, non ci sono gli archetipi, c’è il corpo. Dentro la pancia è bello, perché ci cresce il bambino, si infila il tuo uccellino tutto allegro e scende il cibo buono saporito, e per questo sono belli e importanti la caverna, l’anfratto, il cunicolo, il sotterraneo, e persino il labirinto che è fatto come le nostre buone e sante trippe, e quando qualcuno deve inventare qualcosa di importante lo fa venire da lì, perché sei venuto di lì anche tu il giorno che sei nato, e la fertilità è sempre in un buco dove qualcosa prima marcisce e poi ecco là, un cinesino, un dattero, un baobab. Ma alto è meglio che basso, perché se stai a testa in giù ti viene il sangue alla testa, perché i piedi puzzano e i capelli meno, perché è meglio salire su un albero a coglier frutti che finire sottoterra a ingrassare i vermi, perché raramente ti fai male toccando in alto (devi essere proprio in solaio) e di solito ti fai male cascando verso il basso, ed ecco perché l’alto è angelico e il basso diabolico. Ma siccome è anche vero quel che ho detto prima sulla mia pancina, sono vere tutte e due le cose, è bello il basso e dentro, in un senso, e nell’altro è bello l’alto e il fuori, e non c’entra lo spirito di Mercurio e la contraddizione universale. Il fuoco tiene caldo e il freddo ti fa venire la broncopolmonite, specie se sei un sapiente di quattromila anni fa, e dunque il fuoco ha misteriose virtù, anche perché ti cuoce il pollo. Ma il freddo conserva lo stesso pollo e il fuoco se lo tocchi ti fa venire una vescica grossa così, quindi se pensi a una cosa che si conserva da millenni, come la sapienza, devi pensarla su un monte, in alto (e abbiam visto che è bene), ma in una caverna (che è altrettanto bene) e al freddo eterno delle nevi tibetane (che è benissimo). E se poi vuoi sapere perché la sapienza viene dall’Oriente e non dalle Alpi Svizzere, è perché il corpo dei tuoi antenati alla mattina, quando si svegliava che era ancora buio, guardava ad est sperando che sorgesse il sole e non piovesse, governo ladro.”

“Sì, mamma.”

“Certo che sì, bambino mio. Il sole è buono perché fa bene al corpo, e perché ha il buon senso di riapparire ogni giorno, quindi è buono tutto quello che ritorna, non quello che passa e va e chi s’è visto s’è visto. Il modo più comodo per ritornare da dove si è passati senza rifare due volte la stessa strada è camminare in circolo. E siccome l’unica bestia che si acciambella a cerchio è il serpente, ecco perché tanti culti e miti del serpente, perché è difficile rappresentare il ritorno del sole arrotolando un ippopotamo. Inoltre se devi fare una cerimonia per invocare il sole, ti conviene muovere in circolo, perché se muovi in linea retta ti allontani da casa e la cerimonia dovrebbe essere brevissima, e d’latra parte il circolo è la struttura più comoda per un rito, e lo sanno anche quelli che mangiano fuoco sulle piazze, perché in circolo tutti vedono allo stesso modo chi sta al centro, mentre se un’intera tribù si mettesse in linea retta come una squadra di soldati, quelli più lontano non vedrebbero, ed ecco perché il cerchio e il movimento rotatorio e il ritorno ciclico sono fondamentali in ogni culto e in ogni rito.”

“Sì mamma.”

“Certo che sì. E adesso passiamo ai numeri magici che piacciono tanto ai tuoi autori. Uno sei tu che non sei due, uno è quel tuo affarino lì, una è la mia affarina qui e uni sono il naso e il cuore e quindi vedi quante cose importanti sono uno. E due sono gli occhi, le orecchie, le narici, i miei seni e le tue palle, le gambe, le braccia e le natiche. Tre è più magico di tutti perché il nostro corpo non lo conosce, non abbiamo nulla che sia tre cose, e dovrebbe essere un numero misteriosissimo che attribuiamo a Dio, in qualunque posto viviamo. ma se ci pensi, io ho una sola cosina e tu hai un solo cosino — sta’ zitto e non fare dello spirito — e se mettiamo questi due cosini insieme viene fuori un nuovo cosino e diventiamo tre. Ma allora ci vuole un professore universitario per scoprire che tutti i popoli hanno strutture ternarie, trinità e cose del genere? Ma le religioni non le facevano mica col computer, era tutta gente per bene, che scopava come si deve, e tutte le strutture trinitarie non sono un mistero, sono il racconto di quel che fai tu, di quel che facevano loro. Ma due braccia e due gambe fanno quattro, ed ecco che quattro è lo stesso un bel numero, specie se pensi che gli animali hanno quattro zampe e a quattro zampe vanno i bambini piccoli, come sapeva la Sfinge. Cinque non parliamone, sono le dita della mano, e con due mani hai quell’altro numero sacro che è dieci, e per forza sono dieci persino i comandamenti, altrimenti se fossero dodici quando il prete dice uno, due, tre e mostra la dita, arrivato agli ultimi due deve farsi prestar la mano dal sacrestano. Adesso prendi il corpo e conta tutte le cose che spuntano dal tronco, con braccia, gambe testa e pene sono sei, ma per la donna sette, per questo mi pare che tra i tuoi autori il sei non sia mai stato preso sul serio se non come doppio di tre, perché funziona solo per i maschi, i quali non hanno nessun sette, e quando comandano loro preferiscono vederlo come numero sacro, dimenticando che anche le mie tette spuntano in fuori, ma pazienza. Otto — mio dio, non abbiamo nessun otto… no, aspetta, se braccia e gambe non contano per uno, ma per due, per via del gomito e del ginocchio, abbiamo otto grandi ossa lunghe che sballonzolano in fuori, e prendi queste otto più il tronco e hai nove, che se poi ci metti la testa fa dieci. Ma sempre girando intorno al corpo ne cavi fuori tutti i numeri che vuoi, pensa ai buchi.”

“I buchi?”

“Sì, quanti buchi ha il tuo corpo?”

“Be’” mi contavo “Occhi narici orecchie bocca culo, fa otto.”

“Vedi? Un’altra ragione per cui otto è un bel numero. Ma io ne ho nove! E col nono ti faccio venire al mondo, ed ecco perché nove è più divino di otto! Ma vuoi la spiegazione di altre figure ricorrenti? Vuoi l’anatomia dei tuoi menhir, che i tuoi autori ne parlano sempre? Si sta in piedi di giorno e sdraiati di notte — anche il tuo cosino, no, non dirmi cosa fa di notte, il fatto è che lavoro diritto e si riposa sdraiato. E quindi la stazione verticale è vita, ed è in rapporto col sole, e gli obelischi si rizzano in su come gli alberi, mentre la stazione orizzontale e la notte sono sonno e quindi morte, e tutti adorano menhir, piramidi, colonne e nessuno adora balconi e balaustrate. Hai mai sentito parlare di un culto arcaico della ringhiera sacra? Vedi? E anche perché il corpo non te lo permette, se adori una pietra verticale, anche se siete in tanti la vedete tutti, se invece adori una cosa orizzontale la vedono solo quelli in prima fila e gli altri spingono dicendo anch’io anch’io e non è un bello spettacolo per una cerimonia magica…”

“Ma i fiumi…”

“I fiumi non è perché sono orizzontali, ma perché c’è dentro l’acqua, e non vorrai che ti spieghi il rapporto tra acqua e corpo… Oh insomma, siamo fatti così, con questo corpo, tutti, e per questo elaboriamo gli stessi simboli a milioni di chilometri di distanza e per forza tutto si assomiglia, e allora vedi che le persone con sale nella testa se vedono il fornello dell’alchimista, tutto chiuso e caldo dentro, pensano alla pancia della mamma che fa il bambino, e solo i tuoi diabolici vedono la Madonna che sta per fare il bambino e pensano che sia un’allusione al fornello dell’alchimista. Così hanno passato migliaia di anni a cercare un messaggio, e tutto era già lì, bastava si guardassero allo specchio. ”

“Tu mi dici sempre la verità. Tu sei il mio Me, che poi è il mio Sè visto da Te. Voglio scoprire tutti i segreti archetipi del corpo.” Quella sera inaugurammo l’espressione “fare gli archetipi” per indicare i nostri momenti di tenerezza. Mentre già mi abbandonavo al sonno, Lia mi toccò una spalla. “Dimenticavo,” disse “sono incinta.”

Avrei dovuto ascoltare Lia. Parlava con la saggezza di chi sa da dove nasce la vita.

Umberto Eco, Il Pendolo di Foucault

Bike Taxi

L’artista Finlandese Mimosa Pale ha deciso che il mondo è troppo uomo-centrico. Siamo d’accordo. Tuttavia, lascia perplessi la protesta attuata dalla Pale: tre volte a settimane gira per le strade di Helsinki, invitando gli abitanti a fare un giro all’interno della vagina gigante montata in cima alla sua bike-taxi.

Vagina bike, Mimosa Pale

Finnish artist Mimosa Pale feels the world is too man-parts-centric. We’d agree. However, we’re not sure what to think about a form of protest that includes thrice weekly cruising the streets of Helsinki. inviting its inhabitants to take a ride by slipping inside her giant disembodied vagina mounted on top of her bike taxi. It’ll invite discussion for sure, and yes, that is one of the expressed objectives for this mobile art and protest piece. But what does “Oh my god, there goes the giant vagina bike taxi again” do to help the distaff-first movement anyway? Doesn’t it just end up creating a false caricature of sorts of the feminine anatomy, seemingly inviting ridicule and toss-aside jokes from external commenters with no understanding of the real implications of the piece? Whatever, who cares — check out the NSFW shots of the va-jay-jay bike below the jump!

Vagina Bike, Mimosa Pale


La gente che mi conosce sa molto bene che nulla al mondo può forzarmi ad agrire contro le mie convinzioni. E, anche questa volta, le cose stanno così. Boris Pasternàk (lettera alla “Pravda” in occasione del rifiuto del Nobel)

Charles-Edouard Jeanneret

Fino alla prima metà del XVIII secolo una sola cosa era sicura nell’Architettura: il Classicismo, nato in Grecia, cresciuto a Roma, riscoperto infine nelle corti Rinascimentali. Le regole dell’Architettura erano quindi delineate, stabilite, inconfutabili e incrollabili. Metodi di costruzione, finestre o porte, colonne o frontoni. Le città prendevano sempre più forma seguendo i canoni classici e pochi erano gli architetti che si permettevano di sforare dal canone classicistico dell’epoca, per paura di ricevere una disapprovazione dalla clientela.

Anche per quanto riguarda costruzioni più semplici e poco costose le direttive erano ben precise. Non dettate da un pensiero culturale comune, ma bensì costretto da una serie di limitazioni:

- Clima. In mancanza di tecnologie per combatterlo, si decideva come alzare un muro nel modo più sensato, incatramare un tetto o rinzaffare una facciata a secondo delle condizioni meteorologiche del posto.

- Trasporto dei materiali. Le scelte non erano poi così varie, visti i costi eccessivi dei trasporti. I proprietari sceglievano tra le materie che vi erano disponibili: pietra, legname o fango.

- Edilizia. I viaggi erano costosi, quindi le conoscenze di costruzioni erano limitate, neanche la stampa aiutava molto a conoscere le architetture di altri paesi (ecco perché nella tradizione nordica sembra che Gesù sia nato in uno chalet).

Ciò diede vita a forti identità architettoniche locali.

Nel 1747, Horace Walpole, il figlio minore del primo ministro britannico sir Robert, acquistò un cottage di un ex cocchiere e i 40 acri di terreno circostanti nel sobborgo londinese di Twickenham, sul Tamigi, e si apprestò a costruire qualcosa di nuovo che avrebbe fatto discutere molto sull’idea di bella casa. Non optò per una villa Palladiana o simile, egli fece costruire la prima casa neogotica del mondo: Strawberry Hill.

Strawberry Hill House

Nessuno prima d’allora si era cimentato nel decodificare l’architettura religiosa del Medioevo per un ambiente domestico. Walpole si dedicò alla casa per circa un quarantennio, non era incline a tacere delle sue fatiche e invitò a vederla tutte le persone che conosceva; arrivò anche ad organizzare visite a pagamento. Il Neogotico divenne di moda.

Con l’avanzare del neogotico l’architettura ebbe nuovi stimoli, crebbe la curiosità per stili di altre epoche e civiltà. All’inizio dell’Ottocento, nella maggior parte delle nazioni occidentali chi decideva costruire una casa poteva scegliere una vasta gamma di stili, si crearono cataloghi. Il più famoso dell’epoca era “The Encyclopaedia of Cottage, Farm and Villa Architecture” di John Loudon, il quale mostrava ai costruttori fai-da-te progetti per costruire case tipiche di ogni parte del mondo: rapidamente le caratteristiche architettoniche regionali vennero spazzate via.

La vasta scelta portò a un periodo di caos, evidenziato da Castle Ward, la casa voluta dal visconte di Bangor e lady Ann Bligh, situata nell’Irlanda del Nord. Il visconte ammirava il neoclassicismo, Ann privilegiava uno stile neogotico. L’architetto per riuscire ad accontentare entrambi decise dunque di dividere in due la casa: posteriore neogotico, anteriore neoclassico. La stessa divisione avveniva anche all’interno ovviamente.

Castle Ward Facciata Anteriore

Castle Ward Facciata Posteriore

I critici inorridirono e iniziarono ad abbozzare una nuova misura di consenso visivo. Nel 1828 un architetto tedesco, Heinrich Hübsch, pubblicò un libro “In welchem Style sollen wir bauen?” (In quale stile dobbiamo costruire?). Non vi fu una vera risposta a questa questione, forse perché la domanda venne ritenuta irrilevante e oziosa.

Intanto gli ingegneri si erano impadroniti dei nuovi edifici della Rivoluzione Industriale e pian piano misero a tacere ogni discussione sulla bellezza dell’architettura. Grandi padroni del ferro, dell’acciaio, del cristallo e del cemento costruirono ponti, hangar ferroviari, acquedotti e banchine portuali. Portavono a compimento ogni loro opera senza chiedersi in alcun modo quale fosse lo stile migliore da adottare. E a dispetto di questa indifferenza gli ingegneri edificarono le costruzioni più impressionanti di questa epoca confusa.

Questa nuova filosofia mise in discussione tutto ciò che l’architettura aveva sempre rappresentato:

Trasformare qualcosa di utile, pratico, funzionale in qualcosa di bello: questo è il compito dell’architettura. (Karl Friederich Schinkel)

L’architettura diversamente dalla pura e semplice edilizia, è l’ornamento della costruzione. (sir George Gilbert Scott)

Per una minoranza di architetti, gli ingegneri rappresentarono una salvezza, perché possedevano ciò che a loro mancava: certezze.

Finite le discussioni sull’estetica, gli architetti si concentrarono sulla funzionalità, la verità tecnologica.

Che tipo di casa avrebbe costruito l’architetto che avesse rinunciato all’interesse per la bellezza, concentrandosi solo sul suo funzionamento meccanico? A voler credere al suo creatore, doveva assomigliare a Villa Savoye.

Villa Savoye

Nella primavera del 1928 una coppia di Pariri, Pierre ed Emilie Savoye, contattò l’architetto svizzero Charles-Edouard Jeanneret, meglio conosciuto con lo pseudonimo di Le Corbusier, chiedendogli una casa in campagna. All’epoca, Le Corbusier aveva già progettato una quindicina di abitazioni e aveva una certa fama internazionale, soprattutto riguardo le sue opinioni categoriche sull’architettura:

Gli ingegneri sono sani e virili, attivi e utili, morali e gioiosi.

Gli architetti sono disillusi e oziosi, chiacchieroni e malinconici. Il fatto è che presto non avranno più nulla da fare. Non abbiamo più soldi per ammucchiare cimeli storici. Abbiamo bisogno di lavarci. Gli ingegneri provvedono al bisogno, ed essi costruiranno.

Egli credeva nella casa austera e pulita, disciplinata e sobria, odiava gli ornamenti e per questo aveva pietà per la famiglia reale britannica e per la carrozza tutta oro e fregi su cui si spostava quando, ogni anno, andava ad aprire il Parlamento. Suggeriva ai reali che imparassero a viaggiare per il regno con un auto da corsa Hispano-Suiza del 1911. Ribattezzò Roma, meta abituale d’istruzione dei giovani architetti, come “città degli orrori”, “perdizione di coloro che non sanno molto” e “cancro dell’architettura francese”, a causa dell’abbondanza di particolari barocchi, affreschi e statue.

I libri di Le Corbusier destinavano attenzioni e riguardi per turbine elettriche da 40.000 kilowatt o per un ventilatore a bassa pressione e non più a cattedrali e teatri d’opera.

Quando un redattore di una rivista gli chiese quale fosse la sua sedia preferita, egli rispose che era il sedile di una cabina di pilotaggio, descrivendo quando per la prima volta, nel 1909, aveva visto un aeroplano volare nel cielo sopra Parigi ed etichettandolo come il momento più significativo della sua vita. Poiché per esigenze di volo gli aeroplani erano privi di decorazioni superflue e quindi si trasformavano in creazioni architettoniche perfette. Porre una statua classica in cima ad una casa è tanto assurdo come metterne una su un aeroplano. “L’avion accuse” concluse.

Le Corbusier elencò (”scientificamente” garantì ai suoi lettori) una semplice lista di requisiti che doveva avere una casa, possibili altre aggiunte le definì “ragnatele romantiche“. La funzione di una casa era “un riparo contro il caldo, il freddo, la pioggia, i ladri, gli indiscreti. Un ricettacolo di luce e di sole, un certo numero di stanze destinate alla cucina, al lavoro, alla vita intima“.

Fonti: Architettura e Felicità (Alain de Botton); wikipedia.org

if …

IF you can keep your head when all about you
Are losing theirs and blaming it on you,
If you can trust yourself when all men doubt you,
But make allowance for their doubting too;
If you can wait and not be tired by waiting,
Or being lied about, don’t deal in lies,
Or being hated, don’t give way to hating,
And yet don’t look too good, nor talk too wise:

If you can dream - and not make dreams your master;
If you can think - and not make thoughts your aim;
If you can meet with Triumph and Disaster
And treat those two impostors just the same;
If you can bear to hear the truth you’ve spoken
Twisted by knaves to make a trap for fools,
Or watch the things you gave your life to, broken,
And stoop and build ‘em up with worn-out tools:

If you can make one heap of all your winnings
And risk it on one turn of pitch-and-toss,
And lose, and start again at your beginnings
And never breathe a word about your loss;
If you can force your heart and nerve and sinew
To serve your turn long after they are gone,
And so hold on when there is nothing in you
Except the Will which says to them: ‘Hold on!’

If you can talk with crowds and keep your virtue,
‘ Or walk with Kings - nor lose the common touch,
if neither foes nor loving friends can hurt you,
If all men count with you, but none too much;
If you can fill the unforgiving minute
With sixty seconds’ worth of distance run,
Yours is the Earth and everything that’s in it,
And - which is more - you’ll be a Man, my son!

Kipling da Rewards and Fairies, 1910

Traduzione:

Se riesci a non perdere la testa quando tutti intorno
la perdono, e se la prendono con te:
Se riesci a non dubitare di te stesso, quando tutti ne dubitano,
pur tenendo conto del loro dubitare.
Se sai attendere, e non ti stanchi di attendere;
Se sai non ricambiare menzogna con menzogna,
odio con odio, e tuttavia riesci a non sembrare troppo buono,
e a evitare di far discorsi troppo saggi;

Se sai sognare - ma dai sogni sai non farti dominare.
Se sai pensare - senza rendere i pensieri il tuo obiettivo;
Se sai trattare nello stesso modo i due impostori
- Trionfo e Sconfitta - quando ti capitano innanzi;
Se puoi tollerare di udire la verità da te pronunciata
stravolta da disonesti che intessono trappole per gli ingenui;
Se sai piegarti a ricostruire, con gli utensili ormai consunti,
le cose a cui hai dato la vita, ormai infrante;

Se di tutto ciò che hai vinto sai fare un solo mucchio
e te lo giochi, all’azzardo, un’altra volta,
e se perdi, sai ricominciare
senza dire una parola di sconfitta;
Se puoi sforzare il tuo cuore, nervi e muscoli
per servire al tuo scopo ben al di là delle loro possibilità
e così andare avanti quando più nulla in te
tranne la Volontà dice loro “tieni duro!”

Se sai parlare alle folle senza sentirti re,
o intrattenere i re parlando francamente.
Se né i nemici e neppure gli amici più cari possono ferirti.
Se tutti possono contare su di te ma nessuno eccessivamente.
Se puoi riempire un inesorabile minuto
con un viaggio lungo sessanta secondi
tua è la terra e quanto vi è in essa,
e - cosa ancor più importante - tu sarai un Uomo, ragazzo mio!


aggiunto finale scritto di “Due giorni a Parigi”

Snoopy, Peanuts

2 Days in Paris

Ed ecco Due giorni a Parigi (2 days in Paris, titolo originale). L’ho scoperto da poco e ho inserito alcune scene del film su youtube.
Film di Julie Delpy. Con Julie Delpy, Adam Goldberg, Daniel Brühl, Ludovic Berthillot, Aleksia Landeau, Albert Delpy, Adan Jodorowsky. Genere Commedia, colore 96 minuti. - Produzione Francia, Germania 2007.

Non è facile avere una relazione e soprattutto conoscere veramente l’altra persona e accettarla cosi com’è, con tutti i suoi difetti e il suo passato. Jack si era reso conto che dopo due anni che stavamo insieme non mi conosceva per niente e nemmeno io conoscevo lui e che per amarci veramente dovevamo sapere la verità l’uno dell’altra… anche se a volte poteva essere un po’ amara…
Ho confessato a Jack che la cosa piu difficile per me è di decidere di restare con un uomo per sempre, l’idea che sia una cosa definitiva, questo è l’uomo con cui passerò il resto della mia vita, decidere di risolvere i problemi invece di scappare nel momento in cui arrivano è molto difficile (…)
Poi mi ha detto una cosa che mi ha ferita, il tono è cambiato completamente, poi ho frainteso quello che mi ha detto…. mi ha sempre affascinato come le persone passino dall’amore folle al nulla, dal tutto al niente, fa molto male…

Eccoci qui, uno piu uno meno, un’altra storia d’amore finita…. quando penso che non lo rivedro mai piu, bhe si, lo incontrerò per caso e ci presenteremo i rispettivi fidanzati, come se non fossimo mai stati insieme, poi lentamente penseremo l’uno all’altra sempre meno, sempre meno….
…fino a dimenticare tutto…o quasi…

dopo la solitudine incontri un nuovo amore e giuri che lui è quello giusto, finché anche lui non se ne va…..

ma poi arriva un momento nella vita in cui non potresti riprenderti dalla fine di un’altra storia e anche se la persona con cui stai ti disturba per il 60% del tempo non riesci lo stesso a vivere senza di lei, e anche se ti svegli ogni giorno con i suoi starnuti in faccia… bhe, ami i suoi starnuti piu dei baci di chiunque altro

Peanuts - Con il naso all’insù

Peanuts, Charlie Brown, Linus, con il naso all'insù


Nastro Azzurro Design Award

“Nastro Azzurro Design Award” è un concorso rivolto a giovani creativi, designer, stilisti, artisti, grafici, studenti o professionisti, italiani o stranieri che vivono o lavorano in Italia, chiamati a realizzare progetti creativi nei campi della comunicazione, delle arti visive, del disegno industriale che andranno a comporre la collezione di oggetti impossibili Unbeerlievable Collection 2008.
L’iniziativa nasce dall’idea di dare spazio ai giovani talenti di interpretare valori quali l’originalità, l’ironia, la creatività, la capacità di concepire soluzioni inusuali che costituiscono l’essenza del brand Nastro Azzurro e allo stesso tempo sono proprio quei tratti amati e apprezzati in tutto il mondo come segno distintivo di un certo approccio tutto italiano al design.
In questa comunanza di valori si esplica il legame tra Nastro Azzurro e il Design, due eccellenze italiane amate in tutto il mondo e capaci di “ispirare” talenti nei campi della creatività.
A partire dall’uso dell’icona della bottiglia Nastro Azzurro 33cl il concorso darà ai partecipanti l’occasione di reinventare oggetti d’uso quotidiano per realizzare creazioni ironiche e innovative ai limiti del surreale e dell’improbabile interpretando l’attitudine italiana e di Nastro Azzurro per l’originalità e l’abilità nel concepire soluzioni inedite, e fuori dagli schemi. Dinamismo, brio, assoluta libertà d’inventiva e rigore qualitativo sono gli strumenti con cui intervenire sulla realtà quotidiana trasformandola mediante interpretazioni ironiche e fuori dall’ordinario, in una costante tensione creativa verso l’eleganza ed il bello.

Nastro Azzurro Design Award

James Dyson & Tricarico

Mi era venuto il pallino di sapere com’era finito il James Dyson Award 2008. Fino a qualche giorno fa si potevano trovare un bel po’ di siti che facevan pubblicità ai due “talenti” napoletani (Nicola e Mauro) e alla loro Doccia morbida. Sembra sian arrivati noni, non male. Il Vincitore è Michael Chen della Middlesex University.

Reactiv , Michael Chen

Michael was inspired by the Nintendo Wii to come up with Reactiv - a responsive cycling jacket.
The jacket uses an accelerometer that senses movement to change the colour of the LEDs in the back from green (accelerating) to red (braking). It has amber LEDs in the arms which are activated by a tilt switch behind the elbow. These light up when the arm is lifed, indicating the cyclist is about to turn.
A friend who volunteered to wear the jacket, was subjected to hours of iterations, masking tape and an achy arm, while Michael determined the ideal place for the switch.
Reactiv allows the cyclist to communicate their intentions to other travellers and thus it will hopefully reduce the 20,000 incidents involving cyclists on London’s roads every year.
British judges were impressed by the simplicity and effectiveness of Michael’s design.

La Galleria di quest’anno


Tricarico - Vita Tranquilla
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